Il primo febbraio 2025 sono partita da Roma Fiumicino con una valigia piena di vestiti estivi, creme solari, pacchi di mandorle e crecker e romanzi dalle pagine ingiallite, con il cuore ricolmo di speranza e trepidazione e un visto da volontaria per lavorare per l’associazione Amici di Zanzibar e del Mondo, che mi aveva caldamente consigliato qualche mese fa una cara amica di penna, Fortuna. Sono partita senza ben sapere cosa mi aspettasse al di là delle sponde tropicali dell’Africa orientale, senza conoscere per nulla le dinamiche di un’isola così particolare, senza sapere minimamente se aspettarmi un esito catastrofico o lieto di tale nuova avventura. Ma, come sempre, la mia innata e incolmabile curiosità , la voglia di esplorare e vivere il mondo in tutte le sue sfaccettature, di fare ogni esperienza possibile in ogni angolo del pianeta con ogni genere di persone, l’attrazione fatale verso tutti i paesi tropicali dove il sole, le spiagge e il mare la fanno da padroni, sono stati più forti di ogni timore o remora. D’altronde il salto nell’ignoto mi esalta, mi fa sentire viva, mi scuote da tutti i torpori e i dispiaceri. Avevo già alle spalle due esperienze di volontariato importanti, un mese e mezzo in India a insegnare l’inglese ai bambini di una scuola elementare in un villaggio remoto del Tamil Nadu e un mese e mezzo in Brasile a lavorare come social media manager in una ONG che offriva un doposcuola ai ragazzi delle vicine favelas; ora, mi sono detta, dopo Asia e Sud America, è giunto il tempo di fare un volontariato in Africa, e così tutto è iniziato.
